Il manufatto da costruire doveva possedere caratteristiche di massima difendibilità: esse erano la possanza della cortina muraria e la grandezza del fossato esterno ripieno d’acqua. Quest’ultimo era posto a primo ostacolo in caso di assalto da parte di nemici aggressori. Il fossato perciò era parte integrante dell’intera struttura fortificata. L’opera ha avuto inizio con l’escavazione delle fosse e la ghiaia estratta con lo scavo, insieme con quella proveniente dal vicino Brenta, servì all’innalzamento dei terrapieni che fanno da base alla cortina. All’ampio fossato esterno (molto più largo di oggi) se ne aggiunse successivamente un’altro interno, che circondava il cironum castri; era questa una ulteriore opera fortificata in corrispondenza della porta Bassano, che isolava dal resto della città una possente rocca, estrema difesa della comunità in caso di attacco nemico. Il fossato che la cingeva era collegato a quello esterno attraverso un passaggio sotto le mura, del quale si vedono ancora le tracce (v. foto). Si può supporre che un secolo dopo esistesse anche un altro fossato, esterno al nucleo fortificato, a protezione dei borghi. Le cose cambiarono a partire dal XVI secolo, quando, al termine della guerra di Cambrai, i territori del dominio da terra veneziano conobbero un lungo periodo di pace; ed anche perché, con il mutare delle tecniche di guerra, cortine più o meno attrezzate e profondi fossati divennero inadatti agli usi militari. Cittadella, come la vicina Castelfranco ed altre città murate, andò incontro ad un lento disarmo, cui conseguì il venir meno della manutenzione delle strutture fortificate, che divennero perciò una barriera obsolescente, destinata ad un lento ma inarrestabile degrado. Gli amministratori della comunità, abbandonata la manutenzione del fossato, Storia del fossato di guardia circuente le mura di Cittadella lasciarono che esso si interrasse e che se ne riducesse la larghezza. Per ricavarne comunque una qualche rendita, lo diedero in affitto a privati per uso di pesca, nonostante il Senato veneziano avesse stabilito che tale risorsa doveva servire a sostenere la componente più povera della popolazione. Identica sorte subirono rive e spalti, che furono messi a dimora o utilizzati per il pascolo. Mura e fossato di Cittadella come appaiono in una incisione del 1605 Addirittura intorno agli anni 1829-30 la Deputazione Comunale decise di rendere coltivabile una parte dell’alveo, essendo il fossato ridotto ad uno stagno di acqua insalubre, lasciando al centro di esso solamente un canale di 5- 6 m di larghezza. Sembra inoltre che dopo la seconda guerra mondiale qualcuno abbia pensato di chiudere il fossato per consentire altri utilizzi dell’area! La sensibilità storica e culturale degli ultimi anni ha portato invece ai lavori di restauro eseguiti dal Consorzio di Bonifica Pedemontano Brenta in stretta collaborazione con il Comune.