Le origini di Cittadella risalgono all’età del bronzo. Lo dimostrano anche i recenti scavi nell’area in cui ora si trova il centro di Cittadella, esisteva un villaggio esteso per circa 18 ettari, dell’età del Bronzo Recente, occupato da una popolazione sub-appenninica. Probabilmente il sito era già allora difeso da un argine – una sorta di prototipo delle mura – costituito da sedimenti argillo-sabbiosi e ciottoli, presi dallo scavo del fossato che correva attorno al villaggio. Si presume che nel 1220 Padova ha scelto per costruire la nuova città proprio lo stesso luogo, rinforzando l’argine antico su cui le mura poggiarono. Durante l’età del Ferro, la regione fu interessata dalla presenza diffusa e organizzata dei Veneti, un popolo indoeuropeo pacifico che viveva di agricoltura e allevava cavalli. Este e Padova sono i due centri più importanti ed abbondanti di reperti. Grazie ai grandi fiumi che delimitavano il loro territorio, i Veneti poterono sottrarsi alla incursioni di Etruschi, Galli e Greci, sviluppando una propria civiltà con forme di cultura e arte. Il territorio fu sfruttato soprattutto come area di pascolo e boschiva.

Nel corso del XII° secolo sì sviluppò nella nostra area una non trascurabile attività economica, dovuta alla favorevole posizione geografica, ed in particolare alla vicinanza con importanti vie di traffico quali il fiume Brenta, lo sbocco della Valsugana e l’antica Via Postumia, principale arteria di collegamento con il nord-est. Sappiamo che nel 1100 si svolgevano nella vicina Onara un mercato settimanale e una fiera annuale – grazie anche alla valorizzazione del territorio attuata della famiglia degli Ezzelini. Rimane incerta la data di arrivo degli Ezzelini in Italia. Si ritiene che il capostipite Ecelo, un signorotto di stirpe germanica, fosse sceso in Italia intorno al 1036 al seguito di Corrado II il Salico e che dallo stesso imperatore fosse stato investito dei feudi di Onara e di Romano. Il castello degli Ezzelini ad Onara sarebbe stato distrutto dal Comune di Padova – che temeva il rafforzamento degli Ezzelini, nel 1199; di esso resterebbero ancora poche tracce. In quest’epoca, la zona in cui sarebbe stata fondata Cittadella era ai margini della sfera d’influenza di due castelli: quello di Fontaniva che doveva essenzialmente la sua importanza al controllo esercitato su un guado del Brenta, e quello di Onara, centro della signoria dei Da Romano che a partire dalla metà del XII secolo si sarebbe affermata come il più potente casato feudale del Veneto settentrionale. In questo quadro si inserisce il grande sforzo di allargamento del proprio territorio compiuto dal comune di Padova durante i secoli XII e XIII che si concretizzò nella fondazione di Cittadella, datata 1220. Quando verrà costruita la nuova città murata di Cittadella, Onara perderà via via importanza poiché si trasferirono nel nuovo villaggio non solo artigiani, commercianti, e notai, ma – per volere del Comune di Padova che voleva danneggiare gli Ezzelini – anche il mercato settimanale, che si svolgeva di domenica, e la fiera annuale.

 

Dopo l’unificazione d’Italia, avvenuta nel 1866, la città fu collegata alla rete ferroviaria italiana: nel 1877 fu inaugurata la ferrovia Treviso – Vicenza e, appena qualche mese dopo, anche la linea Padova – Bassano. Le nuove strutture, che potenziavano i collegamenti con i centri vicini, facilitarono l’industrializzazione del territorio, continuato senza interruzione fino allo scoppio della prima guerra mondiale, dove Cittadella fu impegnata attivamente nella difesa della patria. Infatti fin dal 1915 nel comune, che contava allora 12.500 abitanti, fu istituito un “Comitato di preparazione civile”, addetto all’assistenza dei feriti presso la stazione ferroviaria e gli ospedali militari. Dopo la tragica battaglia di Caporetto (1917), Cittadella si trovò molto vicina al fronte, posto sul Grappa e sull’altipiano di Asiago. Per difendere la città, spesso minacciata da bombardamenti aerei, si riutilizzò l’antico sistema difensivo, collocando sul torrione di Porta Bassano una postazione antiaerea e affidando a sentinelle la sorveglianza dei quattro accessi. Nel 1918 erano dislocate nell’area in esame unità militari italiane e alleate, che ebbero il controllo della zona fino alla fine delle ostilità, segnata dall’armistizio di Villa Giusti (4 novembre 1918). Un Cimitero Militare, che raccoglie oltre 17.000 caduti di diversi paesi, ricorda l’apocalittico eccidio della Grande Guerra e lo sterminio che si consumò nel vicino altopiano di Asiago. La nostra regione fu duramente provata anche dal secondo conflitto mondiale. Nonostante la presenza della milizia contraerea nella vicina Fontaniva, fin dal 1942 aerei nemici bombardarono senza sosta l’abitato e la stazione ferroviaria. Nel 1945, con la ritirata dei Tedeschi, che dopo il 1943 avevano fatto di Cittadella un punto di resistenza e della scuola media di Borgo Treviso il loro comando, tutta la popolazione si radunò all’interno della cinta muraria per godere di una maggiore protezione. Gli ufficiali delle S.S. rinunciarono alla presa del centro, convinti che il minacciato attacco sarebbe costato loro sangue e fatica inutili. L’arrivo dei contingenti americani, entrati da Porta Vicenza, segnò per i Cittadellesi la liberazione e la conclusione del conflitto. Così oggi le mura sono ancora lì, intatte, a testimoniare quasi otto secoli di storia. Dopo aver a lungo mantenuto il ruolo di centro di mercato e punto di riferimento per le attività agricole di un vasto territorio circostante, negli ultimi 20-30 anni la città ha assunto una nuova dimensione economica, grazie alle iniziative industriali e artigianali sviluppatesi nelle aree esterne al nucleo più antico. Nel vecchio centro storico si sono invece concentrate la gran parte degli uffici e delle funzioni civili e commerciali. I settori trainanti nell’industria e nell’artigianato sono oggi legati alla costruzione di mezzi di trasporto, alla trasformazione di minerali, alla produzione di calzature, tessuti, capi d’abbigliamento e alla lavorazione del ferro, del legno e della ceramica. Di grande importanza resta comunque l’industria alimentare, grazie al peso notevole che l’agricoltura ha a tutt’oggi nell’economia locale.

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