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I Leoni Marciani


Pax Tibi Marce

Appunti sui leoni Marciani

di Giancarlo Argolini

(testo pubblicato sulla rivista ProCittadella anno XXII n.3 Dicembre 2008)

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      La più antica testimonianza di un vessillo veneziano viene fornita nel 998 da Giovanni Diacono e probabilmente vi era raffigurata una croce d'oro su sfondo azzurro invece del leone marciano. Gli stendardi si presentavano con il drappo bianco se la repubblica era in pace, col drappo rosso se in guerra, con drappo azzurro se in alleanza con qualche sovrano e col drappo violetto se in tregua d'armi.

 

Il leone di S.Marco che sostituisce il vessillo è frutto di un lunghissimo processo temporale-semantico. Nel 180 San Ireneo vescovo di Lione identifica come simbolo dei 4 evangelisti i 4 animali, uomo, vitello, aquila e leone. La prima rappresentazione di questi simboli è presente nell'abside della basilica di S.Prudenziana a Roma del 384-398. Una leggenda del VI secolo narra dell'apparizione di un angelo a S.Marco durante la sosta in laguna in un suo viaggio da Roma ad Aquileia. L'angelo avrebbe detto a S.Marco: "Pax Tibi Marce evangelista meus hic requiescat corpus tuum". Questa è la premessa ideologica alla traslazione del corpo del santo da Alessandria ad opera dei mercenari veneziani Bono da Malamocco e Rustico da Torcello nell'anno 828.

Da queste premesse partì l'identificazione di Venezia come patria del santo e quindi all'effermazione figurativa del leone alato quale personificazione della repubblica: "San Marco in forma de lion".

 

    Il leone divenne emblema religioso e politico di Venezia dal XIII sec. Per affermarsi pienamente in età gotica ed ancor più in epoca rinascimentale. I primi emblemi dove compare il leone iniziano nel ‘200. Il leone del molo in piazza S.Marco è il più antico (III sec. A.c. epoca ellenistica), fu recuperato da un altro sito (Anatolia), ristrutturato e posto in piazza dopo il 1200. Come simbolo politico appare in qualità di segno tabellionale del notaio Viviano che trascrive i Pacta, patti tra Venezia e diverse città dell’Istria nel 1208. I primi esempi dove il simbolo compare nella forma attuale sono due misure da liquidi in bronzo datate 1262, 1263 dove sono impressi leoni con le ali divergenti, aureola e libro chiuso tra le zampe. Il leone è comunque un emblema comune in araldica. Ebbe una grandissima diffusione in tutto il mondo medioevale e rinascimentale; le sue numerosissime rappresentazioni sono note in terminologia araldica con nomi specifici in funzione della posizione in cui l’animale è raffigurato (leone rampante, leone guardante, leone coricato, leone stante, leone saliente, leone dormiente ecc.). Fra i regni e stati nordeuropei che hanno avuto o hanno tuttora il leone nel loro emblema possiamo citare il Belgio, la Scozia e l’Inghilterra.

     Il simbolo leonino esprime il significato araldico di maestà e potenza (tratto quest’ultimo sottolineato soprattutto dalla coda felina alzata), mentre il libro ben esprime i concetti di sapienza e di pace e l’aureola conferisce un’immagine di pietà religiosa. La spada, oltre all’ovvio significato guerresco, è anche simbolo di giustizia, infatti ne è ricorrente segno rappresentativo. Sono dunque simbolicamente presenti tutti i caratteri con cui Venezia ama descrivere se stessa: maestà, potenza, saggezza, giustizia, pace, forza militare e pietà religiosa. I leoni sono raffigurati in diverse modalità: a tutto tondo, bassorilievo, affresco. A parte quelli a tutto tondo negli altri è quasi sempre presente il nimbo o aureola. Posizione dei leoni: andante, andante stante, sedente, in moleca o in maestà.

     Il leone in moleca è detto così perché è di solito racchiuso in un tondo, si presenta frontalmente cioè in maestà o in scorcio e le ali seguono il profilo del cerchio facendole assomigliare alle chele di un granchio (moleca). Nelle monete o nei sigilli il leone, è spesso raffigurato in questa posizione.

     A Venezia è onnipresente nelle due versioni in: sigilli, gonfaloni, monete, armi, decorazioni navali, ceramiche, proclami a stampa, miniature, oreficeria, dipinti, sculture su colonne, architravi, facciate, banchine, cippi, vere da pozzo.

     Dai leoni marciani più antichi a quelli più recenti è trascorso quasi un millennio e i modi di esecuzione hanno risentito degli stili dell’epoca in cui sono eseguiti, anche le scritte, a parte quella consueta Pax tibi Marce evangelista meus, hanno risentito talora delle vicende o dei tempi.

     I leoni di solito sono rivolti a sinistra di chi guarda ma anche a destra almeno agli inizi, senza una motivazione attendibile. Anche la posizione andante, o in moleca non ha un significato particolare benché il leone in moleca sia molto più diffuso in città a Venezia  che fuori. Questo probabilmente perché il leone andante ha maggior valore di rappresentanza perché più efficace scenograficamente. Fino al ‘500, il leone ha le zampe in acqua a rappresentare la potenza marittima di Venezia. Dopo quel periodo, comincia l’espansione sulla terraferma e così il leone poggia due zampe sulla terra. Più avanti nel periodo di maggior accrescimento, può avere anche tutte le zampe sulla terra.

     La coda può essere alta e cioè svolazzante. Bassa aderente al corpo oppure attraversante il corpo (nei leoni in moleca). Secondo un’interpretazione popolare, coda alta significa tempo di vittoria (Quando el leon alsa la coa tuti i altri sbassa la soa).

     Numerose le interpretazioni possibili riguardo la combinazione tra spada e libro: il solo libro aperto è ritenuto simbolo della sovranità dello Stato (numerose le raffigurazioni dei dogi inginocchiati davanti a tale raffigurazione), il solo libro chiuso è invece ritenuto simbolo della sovranità delegata e quindi delle pubbliche magistrature, il libro aperto e la spada a terra non visibile sono ritenuti simbolo della condizione di pace per la Serenissima. Il libro chiuso e la spada impugnata sono ritenuti simbolo della condizione di guerra, il libro aperto e la spada impugnata sarebbero infine simbolo della pubblica giustizia. Tuttavia tali interpretazioni non sono universalmente accettate e la più diffusa lettura si limita a ritenere il libro aperto simbolo di pace e quello chiuso con spada simbolo di guerra. Rare, ma presenti, sono anche raffigurazioni del leone privo sia di libro, che della spada, e talvolta dell’aureola (soprattutto nella statuaria).

     La scritta classica che compare sul libro aperto recita: PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS, con l'aggiunta talvolta in calce: JESUS DIXIT.

     Molte le scritte alternative che comparivano comunque specialmente nelle città della Dalmazia e nelle isole dell'Egeo come a Zara: Pax tibi semper quia dedisti pacem nobis, Pace sempre a te che desti pace a noi; oppure a Corfu: Sub umbra alarum tuarum protege nos, Sotto l'ombra dekke tue ali proteggi noi. A Genova su un leone preda di guerra dall'Istria: Marcum ecce ego mitto angelus meum ante faciam tuam qui preparabit viam tuam ante te, Marco ecco mando il mio angelo dinnanzi a te per prepararti la strada. A Riovigno: Alligere ecce leo terras mare siderea carpo, ecco il leone che domina le terre il mare e le stelle. A Trau: Iniusti punirentur et semen impiorum peribit, gli ingiusti saranno puniti e il seme degli empi perirà.

     Il leone simbolo della Regione Veneto è quello dipinto da Jacobello de Fiore nel 1415 dove sono state cambiate le scritte sul libro con quelle consuete e con lettere capitali maiuscole anziché gotiche. Nel dipinto di Jacobello sta scritto: Linquitur hic odium metus o(mn)is zelus et a(r)dor plectitur hic quae scelus libratum cuspide veri, qui si lascia da parte l'odio, ogni gelosia ed impetuosità, qui si punisce il delitto bilanciato sull'ago della verità.

     Gli stendardi con l'effige del leone erano accompagnati dal drappo bianco se la repubblica era in pace, dal drappo rosso se in guerra, dal drappo azzurro se in alleanza con qualche sovrano e dal drappo violetto se in tregua d'armi. Solo la marina ebbe sempre il drappo rosso sia nelle bandiere che nelle uniformi e per questa ragione anche gli stendardi innalzati sulle antenne della piazza sono sempre stati rossi, perchè le antenne stavano a rappresentare ed erano effettivamente alberi di nave.

     La dimostrazione dell'importanza di questo simbolo sta nel fatto che i nemici della repubblica in varie epoche cercarono di cancellare la memoria della Serenissima Repubblica distruggendone i simboli con una brutalità ed una spietatezza che non hanno uguali. Le prime distruzioni dei simboli marciani avvennero all'epoca della Lega di Cambrai, 1509-1517. Al grido di: "mora San Marco con tute le forze, San Marco impicà" vennero abbattutti numerosi leoni ai confini della Repubblica. La seconda e più grave devastazione avvenne durante la dominazione francese, breve ma capillare. Durante tutto il 1797 su ordine preciso: "Far abbattere in tutte le città di terraferma i leoni di San Marco", vennero scalpellati oltre mille simboli marciani in tutto il territorio con esclusione dell'Istria. Beneto Giraldon era il nome del capo scalpellino incaricato di costruire il disfacimento. Fortunatamente l'austria non continuò la distruzione dei leoni ma in qualche caso permise la loro ricollocazione come a Vicenza e a Marostica, visto che politicamente l'epopea Veneziana era ormai un ricordo. Altre distruzioni si verificarono in tempi più recenti: nel 1933 in Dalmazia per atti di vandalismo organizzato antiitaliano e, durante la 2° guerra, dai partigiani di Tito.

     L'ultima distruzione fu operata nella Dalmazia Croata a Zara nel 1953 al tempo della questione di Trieste durante dimostrazioni studentesche antiitaliane e anticattoliche.

     Rimangono comunque a ricordo della grandezza di Venezia nello stato da terra come nello stato da mar numerosissimi simboli. I leoni di San Marco a Cittadella sono cinque (vedi qui nella colonna di destra).

                                                                                                   Giancarlo Argolini

 

 

I cinque leoni di

San Marco presenti a Cittadella

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(clicca sulle immagini per ingrandire)

 

Il leone sulla piazza a fianco del duomo XVII XVIII sec. situato sopra un pilastro moderno, 1923 (*), in pietra d'Istria andante a tutto tondo, volto a destra con libro aperto e scritta consueta. La coda in bronzo svolazzante è un'aggiunta moderna. Originariamente era forse issato su una colonna. Nel 1898 fu collocato a Porta Padova e quindi negli anni venti fu posto nella piazza.

 

 

(*) Un gustoso aneddoto riportato da una testimone ancora in vita e raccontatomi da Giuseppe Magrin narra di una controversia tra il parroco Mons.Basso e i dirigenti politici dell'epoca sul punto esatto dove erigere la colonna e sui simboli e le iscrizioni da apporvi. I lavori non andavano avanti e dopo un anno il risultato dell'opera era solo una buca recintata alla bell'e meglio nella piazzetta di fianco al Duomo. Una notte ignoti scaricarono nella buca un carretto di letame. Come per miracolo il profumato fertilizzante stimolò la crescita della colonna che di li a poco fu completata e il leone potè essere posto come un tempo a far buona guardia sui cittadellesi. Per le iscrizioni ed i simboli ci si mise d'accordo in fretta soddisfacendo il sacro e il profano. A far buona compagnia a Prosdocimo e Donato fu la scritta: "Heroum nomina serbo".

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Il Leone sotto il portico del Municipio, metà XVI sec. Bassorilievo andante di tipo stante rivolto a sinistra in pietra di Nanto, regge il libro aperto senza scritta, ha il muso frontale e le ali parallele, coda svolazzante ad esse, poggia su un terreno ed acqua, ai fianchi si levano due alture con altrettante torri di cui una sormontata da un gonfalone. Rinvenuto nel 1950 murato sullo stesso edificio vi si riscontrano lesioni dovute alla "damnatio memoriae" del 1797 e tracce di colorazione.

 

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 Il leone di palazzo Pretorio. Posto sopra il portale entro una nicchia rettangolare 60x80 il leone in pietra d'istria, andante a sinistra di tipo stante reggente il libro aperto, su una pagina con la scritta consueta incompleta e abbreviata, sull'altra lo scudetto dogale di Andrea Gritti (1523-38) ha il muso frontale, una sola ala e coda distesa, è a tutto tondo ma rifinito da un solo lato. Poggia su acqua e terreno. E' successivo di poco al portale e forse proviene da un altro sito sempre di Cittadella.

 

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Il leone sulla facciata della podesteria di fuori. Affresco al centro della facciata, andante a sinistra reggente il libro aperto, risale agli inizi del XVI secolo, restaurato agli inizi del secolo scorso, risulta oggi praticamente invisibile.

 

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Il leone all'interno di Porta Bassano. Affresco a fianco della casa del capitano XV XVI sec, leone andante a sinistra reggente l'emblema di Cittadella rosso su campo bianco con testa in scorcio e fauci chiuse, è affiancato da altri due scomparti, su uno è dipinto uno stemma ascrivibile alla cerchia di parentela di Roberto di San Severino e sull'altro una cerchia muraria immaginaria con merli guelfi e ghibellini insieme.

 

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Il presente materiale è la sintesi di una conversazione tenuta il giorno 8 ottobre 2008 presso la Torre di Malta per l'Auser di Cittadella.

 

 

 

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