Sentire
parlare di fresche acque a dicembre vien da rabbrividire, ma
riferito alle nostre fosse e ai mesi dell’estate appena trascorsa ci
fa venire in mente le afose serate estive, quando per i cittadellesi
del centro, non c’è niente di meglio che una passeggiata attorno
alle rive; specie quando un refolo di vento fa increspare l’acqua
delle fosse offrendo una sensazione di freschezza che forse non è
solo suggestione.
Le
vicende del fossato di cinta sono intimamente collegate a quelle
delle mura assieme alle quali costituiscono quel formidabile sistema
difensivo che nonostante l’incuria degli uomini, gli eventi naturali
e il trascorrere del tempo è arrivato intatto fino a noi. Del
reticolo di canali, fossati, rogge e scolmatori che in passato
costituivano un elemento caratteristico presente nel bene e nel male
nel nostro territorio rimane ben poco, gran parte delle rogge vicine
al centro storico sono state tombinate o spesso deviate.
Molti di
noi si ricordano quando la vita di Borgo Bassano ruotava attorno
alla Brentella, quando in Borgo Padova in gran parte delle
abitazioni del lato a sera si lavavano i panni nella stessa roggia.
Nel 500
dopo Cambrai, le mura perdono la loro funzione difensiva, cominciano
ad essere considerate un impedimento allo sviluppo della città, in
questo periodo vengono sostituiti i ponti levatoi con quelli in
muratura ed avvengono degli smottamenti delle rive e dei terrapieni
che franano dentro alle fosse per cui si restringe la loro
larghezza.
Già prima
del 1810, le arcate dei ponti di Porta Treviso e Porta Vicenza sono
pericolanti e sono state rinforzate da palizzate piantate sul fondo
del fossato che di fatto impediscono il libero defluire dell’acqua.
Contemporaneamente, Podestà Mastini e segretario Miazzi,
l’amministrazione comunale ingiunge ai proprietari di stabili di far
costruire acquedotti sotterranei per sgombrare il ristagno delle
acque nelle stradelle del centro e si accenna ad utili discipline
emanate dal podestà per assicurare la pubblica sanità dalle
esalazioni di materie guaste di: letamai, fogne e scolaticci. Si
ingiunge di far scorrere in cunicoli gli scarichi dei secchiai e
portarli fino alla strada dove uniti alle acque piovane
“scorrerebbero fino alle pubbliche fosse” (Rif.1).
Si
rischia che la parte nord delle fosse dove l’acqua è nascente
rimanga separata dalla parte sud che diventerebbe canale di scolo
delle acque putride del centro storico. Il livello dell’acqua
risentiva infatti dell’oscillare dell’altezza della falda in
funzione delle stagioni, spesso d’estate le fosse, specie nella zona
di Porta Padova, erano quasi asciutte.
La
Prefettura del dipartimento del Brenta, responsabile della tratta
stradale fra Treviso e Vicenza a Cittadella, più volte sollecitata
non interviene. La viabilità fra Vicenza e Treviso risulta già
compromessa dal Ponte sul Brenta pericolante (Rif.2).
Si arriva
perfino alla determinazione di interrare le fosse sotto i ponti. A
tale proposito il medico fisico
cittadellese Francesco Marangoni (Rif.3) incaricato di dare un
parere sulla possibilità di interrare le fosse in prossimità delle
due porte per rendere agibili i ponti, in una missiva del 13 agosto
1813 dà una risposta che almeno in parte vale la pena di citare,
tanto è giudiziosa, garbata e appassionata allo stesso tempo.
Nel corso
di oltre cinque secoli, in cui son’esse escavate ci mancan prove di
alcun nocumento, anzi a parere di persone sensate piuttosto che no
influiscono alla salubrità del paese. E di fatto un’acqua sorgente
da terreno ghiaioso e da limpida e perenne fonte, che spandendosi in
largo fossato di figura ellittica quasi un miglio esteso, dominata
da venti che ondeggiante vi rendono la superficie, con certo moto si
può dire intestino, eccitato a vicenda dal di lei maggior o minor
incremento relativo alla copia che là di sotterra concorrevi;
popolata di pesci di squisito sapore, ed ove allignanvi piante
acquatiche incapaci di mai tramandare spiacevoli effluvi, lor non si
deggiono certamente attribuire che innocentissimi effetti, oltre a
quello di render dilettevole anche alla vista il passeggio degli
abitanti, i quali sul far della sera massimamente nei cocenti calori
d’estate si procurano una salutar distrazione.
Ben lo
conobbero i nostri maggiori nell’ergervi quattro ponti levatoj nel
costruir la Fortezza inutili dopo l’invenzion della polve, ma
sapientemente rimpiazzati da altrettanti costruiti a volto a fine di
non interrompere la libera livellazione dell’acqua, ed intercettarne
in modo alcuno l’intestino suo movimento diffuso in tutta
l’ellittica circonvallazione.
Quindi
nell’attuale lavoro delli due ponti Vicentino e Trevigiano ormai
rovinosi interrotta con argine di ghiaia la comunicazione dell’acqua
si è tosto ad occhi veggenti ravvisato il rialzo della
semicirconferenza verso tramontana ove trae sua origine, come
viceversa l’abbassamento dell’acqua medesima alla parte che guarda
al mezzodì, indicio bastante onde convincerci prossimo da qui a non
molto il quasi totale suo disseccamento. Ma siccome presso al ponte
di Padova con sotterraneo acquidotto metton foce le acque tutte
piovane piene zeppe d’immondizie dell’interno Paese, così restando
essa quasi in asciutto a buona ragione segnatamente
colà aspettar ci dobbiamo effluvi malsani mediante i raggi solari
che sul meriggio più forzosi vi vibrano; tanto è vero, che spezzati
i ritegni l’acqua con corso precipitoso si è diretta tantosto a
livellarsi nella prefata semicirconvallazione inferiore
restituendosi da li a non molto al perfetto suo primiero equilibrio.

Fra i
tanti esempj che in prova addurne potrei sull’esalazioni di acque
impure stagnanti, o da paludi, o da fosse che arrecano i Gas,
Azotico ed Idrogeno con nocumento alla salute di molti e talvolta
d’una Città.
Si prende
piano piano coscienza che le fosse non sono solo il retaggio
ingombrante di un antico passato ma qualcosa che appartiene alla
città e che al pari delle mura la identifica. I ponti verranno
riparati, le fosse periodicamente pulite, Lo jus della pesca nelle
fosse viene dato a contratto per 3 anni prorogabile per 9 anni per
cui la pesca lungo le “fosse di circonvallazione” è proibita alla
popolazione; allo scopo vengono affisse tabelle con divieto di pesca
(Rif.4).
Alla fine
dell’ottocento, gli spalti attorno alle mura risultano concessi in
affitto: lo spalto all’interno della Riva Vicenza-Bassano, ad Angelo
Zambusi che ne subaffitta la metà a Giuseppe Fabris, quello tra
Porta Vicenza e Porta Padova per metà a Giuseppe Franceschetto e
l’altra metà a ridosso di Porta Padova alla signorina Santina
Bertollo. Lo spalto Padova-Treviso è diviso tra Giovanni Pagliarin e
Carlo Marangoni. Rimane libero per il mercato del bestiame e per la
fiera lo spalto di Riva del Grappa. In occasione della fiera, viene
utilizzato per la sistemazione del circo equestre e di altre nuove
attrattive come il cinematografo e la fotografia istantanea. Si
effettuano controlli annuali sullo stato delle mura e sul pericolo
di caduta di sassi.
Oggi il
riordino delle fosse è stato completato, le sponde sono state
consolidate con l’inserimento di pali di castagno che garantiscono
il drenaggio delle acque piovane assicurando al contempo la
sicurezza degli argini col miglior risultato estetico possibile. Il
livello dell’acqua viene mantenuto costante, gli spalti sono tenuti
in ordine con la messa a coltura di erbe speciali.
I più
anziani tra noi ricordano quando i giardini di Porta Padova d’estate
erano frequentati anche la sera, si ballava, si ascoltava musica, si
passeggiava al fresco. Forse in futuro tutto questo potrà tornare a
rivivere, fatta salva la sicurezza dei cittadini con un’adeguata
sorveglianza, il ripristino della illuminazione e magari un piccolo
chiosco inserito nel pieno rispetto del sito… Chissà.