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Il Fossato


Il Fossato attorno alle mura

di Giancarlo Argolini

 

Lo spunto per un articolo sul fossato attorno alle mura,mi è stato fornito da un documento del 1813 presente nel nostro archivio storico. Non sono molti i documenti che testimoniano le vicende delle nostre fosse esclusi quelli relativi al loro sfruttamento collegato talvolta con quello degli spalti, da sempre di proprietà comunale.

Qualche scritto, in epoche diverse, ci informa di alcune cadute accidentali nelle fosse finite tragicamente. Perfino un soldato dell’armata francese nell’estate di uno dei primi anni dell’ottocento morì annegato per un imprudente bagno pomeridiano.

Il documento in questione è la risposta di un medico cittadellese all’ipotesi di interrare parzialmente le fosse. Al di là della risposta ovviamente scontata, colpiscono

la cultura e la facilità espressiva dell’autore, elementi che traspaiono subito da questa lettera di cui si trascrivono alcune righe.

 

 

 

 

 

 

 

Sentire parlare di fresche acque a dicembre vien da rabbrividire, ma riferito alle nostre fosse e ai mesi dell’estate appena trascorsa ci fa venire in mente le afose serate estive, quando per i cittadellesi del centro, non c’è niente di meglio che una passeggiata attorno alle rive; specie quando un refolo di vento fa increspare l’acqua delle fosse offrendo una sensazione di freschezza che forse non è solo suggestione.

Le vicende del fossato di cinta sono intimamente collegate a quelle delle mura assieme alle quali costituiscono quel formidabile sistema difensivo che nonostante l’incuria degli uomini, gli eventi naturali e il trascorrere del tempo è arrivato intatto fino a noi. Del reticolo di canali, fossati, rogge e scolmatori che in passato costituivano un elemento caratteristico presente nel bene e nel male nel nostro territorio rimane ben poco, gran parte delle rogge vicine al centro storico sono state tombinate o spesso deviate.

Molti di noi si ricordano quando la vita di Borgo Bassano ruotava attorno alla Brentella, quando in Borgo Padova in gran parte delle abitazioni del lato a sera si lavavano i panni nella stessa roggia.

Nel 500 dopo Cambrai, le mura perdono la loro funzione difensiva, cominciano ad essere considerate un impedimento allo sviluppo della città, in questo periodo vengono sostituiti i ponti levatoi con quelli in muratura ed avvengono degli smottamenti delle rive e dei terrapieni che franano dentro alle fosse per cui si restringe la loro larghezza.

Già prima del 1810, le arcate dei ponti di Porta Treviso e Porta Vicenza sono pericolanti e sono state rinforzate da palizzate piantate sul fondo del fossato che di fatto impediscono il libero defluire dell’acqua. Contemporaneamente, Podestà Mastini e segretario Miazzi, l’amministrazione comunale ingiunge ai proprietari di stabili di far costruire acquedotti sotterranei per sgombrare il ristagno delle acque nelle stradelle del centro e si accenna ad utili discipline emanate dal podestà per assicurare la pubblica sanità dalle esalazioni di materie guaste di: letamai, fogne e scolaticci. Si ingiunge di far scorrere in cunicoli gli scarichi dei secchiai e portarli fino alla strada dove uniti alle acque piovane “scorrerebbero fino alle pubbliche fosse” (Rif.1).

Si rischia che la parte nord delle fosse dove l’acqua è nascente rimanga separata dalla parte sud che diventerebbe canale di scolo delle acque putride del centro storico. Il livello dell’acqua risentiva infatti dell’oscillare dell’altezza della falda in funzione delle stagioni, spesso d’estate le fosse, specie nella zona di Porta Padova, erano quasi asciutte.

La Prefettura del dipartimento del Brenta, responsabile della tratta stradale fra Treviso e Vicenza a Cittadella, più volte sollecitata non interviene. La viabilità fra Vicenza e Treviso risulta già

compromessa dal Ponte sul Brenta pericolante (Rif.2).

Si arriva perfino alla determinazione di interrare le fosse sotto i ponti. A tale proposito il medico fisico

cittadellese Francesco Marangoni (Rif.3) incaricato di dare un parere sulla possibilità di interrare le fosse in prossimità delle due porte per rendere agibili i ponti, in una missiva del 13 agosto 1813 dà una risposta che almeno in parte vale la pena di citare, tanto è giudiziosa, garbata e appassionata allo stesso tempo.

Nel corso di oltre cinque secoli, in cui son’esse escavate ci mancan prove di alcun nocumento, anzi a parere di persone sensate piuttosto che no influiscono alla salubrità del paese. E di fatto un’acqua sorgente da terreno ghiaioso e da limpida e perenne fonte, che spandendosi in largo fossato di figura ellittica quasi un miglio esteso, dominata da venti che ondeggiante vi rendono la superficie, con certo moto si può dire intestino, eccitato a vicenda dal di lei maggior o minor incremento relativo alla copia che là di sotterra concorrevi; popolata di pesci di squisito sapore, ed ove allignanvi piante acquatiche incapaci di mai tramandare spiacevoli effluvi, lor non si deggiono certamente attribuire che innocentissimi effetti, oltre a quello di render dilettevole anche alla vista il passeggio degli abitanti, i quali sul far della sera massimamente nei cocenti calori d’estate si procurano una salutar distrazione.

Ben lo conobbero i nostri maggiori nell’ergervi quattro ponti levatoj nel costruir la Fortezza inutili dopo l’invenzion della polve, ma sapientemente rimpiazzati da altrettanti costruiti a volto a fine di non interrompere la libera livellazione dell’acqua, ed intercettarne in modo alcuno l’intestino suo movimento diffuso in tutta l’ellittica circonvallazione.

Quindi nell’attuale lavoro delli due ponti Vicentino e Trevigiano ormai rovinosi interrotta con argine di ghiaia la comunicazione dell’acqua si è tosto ad occhi veggenti ravvisato il rialzo della semicirconferenza verso tramontana ove trae sua origine, come viceversa l’abbassamento dell’acqua medesima alla parte che guarda al mezzodì, indicio bastante onde convincerci prossimo da qui a non molto il quasi totale suo disseccamento. Ma siccome presso al ponte di Padova con sotterraneo acquidotto metton foce le acque tutte piovane piene zeppe d’immondizie dell’interno Paese, così restando essa quasi in asciutto a buona ragione segnatamente colà aspettar ci dobbiamo effluvi malsani mediante i raggi solari che sul meriggio più forzosi vi vibrano; tanto è vero, che spezzati i ritegni l’acqua con corso precipitoso si è diretta tantosto a livellarsi nella prefata semicirconvallazione inferiore restituendosi da li a non molto al perfetto suo primiero equilibrio.

 

 

Fra i tanti esempj che in prova addurne potrei sull’esalazioni di acque impure stagnanti, o da paludi, o da fosse che arrecano i Gas, Azotico ed Idrogeno con nocumento alla salute di molti e talvolta d’una Città.

Si prende piano piano coscienza che le fosse non sono solo il retaggio ingombrante di un antico passato ma qualcosa che appartiene alla città e che al pari delle mura la identifica. I ponti verranno riparati, le fosse periodicamente pulite, Lo jus della pesca nelle fosse viene dato a contratto per 3 anni prorogabile per 9 anni per cui la pesca lungo le “fosse di circonvallazione” è proibita alla popolazione; allo scopo vengono affisse tabelle con divieto di pesca (Rif.4).

Alla fine dell’ottocento, gli spalti attorno alle mura risultano concessi in affitto: lo spalto all’interno della Riva Vicenza-Bassano, ad Angelo Zambusi che ne subaffitta la metà a Giuseppe Fabris, quello tra Porta Vicenza e Porta Padova per metà a Giuseppe Franceschetto e l’altra metà a ridosso di Porta Padova alla signorina Santina Bertollo. Lo spalto Padova-Treviso è diviso tra Giovanni Pagliarin e Carlo Marangoni. Rimane libero per il mercato del bestiame e per la fiera lo spalto di Riva del Grappa. In occasione della fiera, viene utilizzato per la sistemazione del circo equestre e di altre nuove attrattive come il cinematografo e la fotografia istantanea. Si effettuano controlli annuali sullo stato delle mura e sul pericolo di caduta di sassi.

Oggi il riordino delle fosse è stato completato, le sponde sono state consolidate con l’inserimento di pali di castagno che garantiscono il drenaggio delle acque piovane assicurando al contempo la sicurezza degli argini col miglior risultato estetico possibile. Il livello dell’acqua viene mantenuto costante, gli spalti sono tenuti in ordine con la messa a coltura di erbe speciali.

I più anziani tra noi ricordano quando i giardini di Porta Padova d’estate erano frequentati anche la sera, si ballava, si ascoltava musica, si passeggiava al fresco. Forse in futuro tutto questo potrà tornare a rivivere, fatta salva la sicurezza dei cittadini con un’adeguata sorveglianza, il ripristino della illuminazione e magari un piccolo chiosco inserito nel pieno rispetto del sito… Chissà.

Giancarlo Argolini

 

 

 

 

 

 

 

Note di riferimento

 

 

(Rif.1)

Si ingiunge anche di portare fuori “in luogo da assegnarsi” i letamai all’interno delle mura.

Vengono invitati i pizzicagnoli a scavare delle vasche di scarico all’interno delle loro proprietà e si citano Paolo Tommasi e Maddalena Mercante Buttiron che continuano a “buttare fetide e ributtanti immondizie” provenienti dalla macellazione di suini di giorno e di notte che “cani abbandonati spargono dappertutto per mangiarle.”

 

 

(Rif.2)

2 A tale proposito con un avviso datato 30 marzo 1810 il Prefetto del dipartimento della Brenta avverte quanti devono passare per il ponte di Fontaniva con carri pesanti a quattro

ruote o a due ruote trainati da più di due animali, una volta arrivati a Vicenza o a Castelfranco di dirigersi a Bassano per attraversare il Brenta.

 

 

(Rif.3)

Il medico fisico Francesco Marangoni, persona di grande equilibrio e di notevole cultura, attivo entro le mura in questo periodo, è uno dei tre medici esercenti la libera professione a Cittadella, a questi si aggiungono il medico dell’ospedale

e quattro chirurghi minori.

 

 

(Rif.4)

La pesca nelle fosse è sempre stata un ”affare” della comunità. Un documento del 1458 riferisce di tre persone tra cui il custode della porta bassanese sorprese e denunciate mentre pescavano con un tramaglio nelle fosse cittadine.

 

 

 

 

 

 

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